sabato 23 marzo 2013

L'ESSERE UMANO ESISTE SOLTANTO SULLA TERRA ?

Spesso la domanda più comune che la scienza e la fantascienza si pongono si impernia sul fatto se esista o meno la vita intelligente su altri pianeti. Ma c'è un'altra domanda altrettanto importante e sconvolgente per l'umanità.

L'essere umano potrebbe esistere anche su altri pianeti ?

Cercheremo di rispondere a questa domanda considerando ciò che la scienza ha scoperto recentemente e non.


Considerando che l'uomo è apparso sulla terra appena nell'ultimo minuto della sua formazione, l'essere umano oltre a non essere sempre esistito è comparso sulla terra come sono comparsi gli altri esseri viventi vegetali e animali.
Tutti gli esseri viventi si sviluppano secondo un percorso evolutivo dovuto all'adattamento. La conformazione degli esseri viventi del nostro pianeta dipende fortemente dalle condizioni di gravità, composizione dell'atmosfera, relazione con l'ambiente. 
Tutti gli animali terrestri ad esempio hanno sviluppato un sistema cardio respiratorio molto simile : un cuore e due polmoni. Lasciando stare gli animali che sono ibridi e che vivono sia in acqua che in terra, l'uomo respira con lo stesso sistema con cui respirano gli altri animali terrestri. 
Considerando che prima di evolversi in essere umano, l'uomo non era altro che un animale antropomorfo ricoperto di peli, molto simile ad una scimmia, si è poi evoluto grazie ad una serie di condizioni favorevoli allo sviluppo cognitivo fino ad arrivare alla capacità di costruire oggetti sempre più complessi, nonché alla consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda. La consapevolezza analitica si è sviluppata sempre di più al punto che oggi l'uomo è arrivato a sondare il cosmo con potenti telescopi, ampliando sempre di più la sua conoscenza.
Soltanto l'uomo, quindi, rappresenta sulla terra l'unico essere vivente consapevole di abitare su un pianeta circondato dall'universo.
Ma se pensiamo che l'esistenza dell'uomo intelligente sia scontata o sarebbe dovuta comunque avvenire, siamo lontani dalla realtà dei fatti.
Nell'arco della sua storia lunghissima il pianeta terra ha sviluppato già due volte, scenari di vita nei quali l'uomo non era affatto presente. Questi due scenari sono stati interrotti da due asteroidi 500 milioni e 250 milioni di anni fa. Da queste due interruzioni la vita si è trovata a rinascere quasi da zero dato che era stata quasi del tutto cancellata. 500 milioni di anni fa le specie eliminate dall'asteroide sono state il 99,7 per cento.
Da quell'estinzione di massa nacquero specie di esseri viventi molto più grandi ( i dinosauri ), questo era dovuto alla composizione dell'aria. Invece dal secondo impatto si sviluppò una vita decisamente più minuta e, nel teatro delle specie, comparvero i mammiferi tra cui l'essere antropomorfo da cui si sarebbe sviluppato l'uomo.
Ogni volta la vita si è sviluppata partendo da organismi molto semplici e, per giungere di nuovo alla complessità, ci sono voluti milioni di anni.
Questa analisi scientifica è stata il frutto di anni e anni di ricerca delle prove, ormai non è più un mistero che le cose siano andate così.
Da questo quadro è facile dedurre che la comparsa dell'uomo sulla terra non è scontata, non è affatto una certezza matematica come molte filosofie o religioni amano propagandare o lasciare ad intendere.
Bastava che mancasse all'appello anche una piccola caratteristica e l'uomo non sarebbe mai nato. Se ad esempio quella scimmia antropomorfa non avesse avuto l'indice opponente o se non fosse nata per niente nel teatro del regno animale, il pianeta terra si sarebbe trovato ad avere tutti gli animali tranne quello da cui si sarebbe evoluto l'uomo.
E se la comparsa dell'uomo non è così scontata sulla terra, figuriamoci se lo può essere nell'universo.
Se altri pianeti hanno sviluppato la vita intelligente, questa potrebbe essere molto diversa dall'essere umano e sicuramente lo è.
Gli ufologi non fanno che parlarci di esseri diversi dall'uomo, ma che comunque ricordano l'uomo, in realtà la conformazione dei nostri "cugini" extraterrestri potrebbe essere così lontana e diversa dalla forma umana da renderla mostruosa ai nostri occhi.
Supponiamo anche che le forme nell'universo tendano a ripetersi, questa ripetizione non sarebbe comunque troppo vicina all'immagine antropomorfa, in quanto l'astronomia ci ha appena rivelato che i pianeti simili alla terra hanno tutti una massa maggiore rispetto al nostro pianeta. Quindi se anche vi esistesse un essere umanoide questo avrebbe caratteristiche diverse dalle nostre. Senza dare per scontato che quell'essere intelligente non si è sviluppato dal nostro antenato antropomorfo, ma probabilmente da un altro essere animale alieno totalmente diverso dalla scimmia.
Detto ciò, va da sé che la vita intelligente extraterrestre dovrebbe apparire molto diversa dalla figura umana.
Se ora abbiamo descritto gli elementi di diversità dobbiamo però valutare gli elementi in comune che dovranno essere per forza presenti perché siano di presupposto all'intelligenza. In comune con l'uomo dunque, dovrebbe comunque avere la simmetria del corpo, la posizione eretta e le mani prensili : condizioni indispensabili appunto allo sviluppo dell'intelligenza.
Immaginiamo quindi un essere che abbia comunque due arti e due gambe e cammini in modo eretto.
Nessun quadrupede con le zampe infatti sarà mai in grado di costruire nulla, tanto meno una nave spaziale per giungere fino a noi.
Potrebbe avere comunque tatto, vista e udito più sviluppati, specialmente se si trattasse di una specie più evoluta dell'uomo sicuramente avrebbe il sesto senso e sarebbe capace di una percezione del mondo e delle cose che va oltre lo spazio ed il tempo.
Se è capace di giungere fino a noi è un essere talmente lucido da conoscere profondamente la natura dell'universo e dello spazio, tanto da poterlo attraversare risolvendo il problema delle enormi distanze.
Insomma, seguendo soltanto la logica siamo giunti a ciò che certi contattisti sostengono di aver incontrato : un essere diverso dall'uomo, ma comunque umanoide, che ha capacità e facoltà sensitive e mentali maggiori rispetto all'essere umano.
E se esistono anche dei "cugini" dello spazio che non hanno ancora queste capacità, questi cugini sarebbero comunque diversi da noi in quanto si sono sviluppati sul loro pianeta e non sul nostro.
Così come l'uomo è stato partorito dal pianeta terra, anche loro sarebbero stati partoriti in seno al loro pianeta. Ne deriva che un alieno che arrivasse sul nostro pianeta avrebbe quindi bisogno di una tuta per adattarsi al nostro sistema e la cosa sarebbe valida anche per noi uomini, qualora un giorno ci trovassimo ad aver la capacità di raggiungere i loro pianeti.
ll succo di tutto questo discorso ci lascia dedurre quindi che ogni essere vivente è unico e irripetibile nel suo genere. Se paradossalmente l'uomo si trovasse ad estinguersi, probabilmente non rinascerebbe più e scomparirebbe per sempre dalla faccia della terra e dell'universo.
La terra potrebbe dar vita ad un nuovo essere intelligente, ma non sarebbe più uguale all'uomo anche se molto simile. Sulla terra esistono infatti delle scimmie da cui potrebbero svilupparsi i nuovi esseri antropomorfi.
Il fatto che la vita si realizzi, si sviluppi, si conformi e si evolva ci sembra comunque un magnifico miracolo. A tutti noi ci sembra straordinario che ciò possa accadere, ma forse non lo è. L'universo infatti è un entità nella quale tutto si conforma secondo precise leggi chimiche e fisiche : processi lunghissimi in cui avviene il passaggio tra stato organico e inorganico. 
La scienza ha scoperto che siamo stati partoriti dall'universo stesso e dal "fango"dei primi microrganismi unicellulari, dai quali tutta la vita ha avuto origine.
In pratica è l'universo stesso che con i suoi processi fisici e chimici partorisce la vita.
Secondo quest'ottica la vita è un fenomeno intimamente legato al suo contesto universale e fenomenico. L'universo è generatore di materia e di esseri viventi e ciò fa parte intrinsecamente del suo dinamismo creativo.
Ma non bisogna dimenticare che accanto all'aspetto costruttivo questa entità da noi chiamata universo ha anche quello contrario : ossia quello disgregativo.
Questo ci fa dedurre che l'universo ha avuto un momento di inizio, ma avrà anche un momento di fine. Gli astronomi anno scoperto che le galassie si stanno allontanando tra loro. La fine dell'universo potrebbe essere proprio questa deriva. Tutto finirà per dissolversi e nessuno sa cosa avverrà dopo il dissolvimento.
Non abbiamo motivo di preoccuparcene, noi scompariremo molto prima.
Questo esito ha il sapore di una grande fregatura, soprattutto se  ci illudevamo di essere eterni.
Ma dobbiamo ammettere i nostri enormi limiti. Soltanto l'altro ieri pensavamo che la luna e le stelle fossero sfere lisce di metallo, finché non è arrivato l'inventore del telescopio.
Oggi non possiamo pretendere di essere sicuri sul destino dell'universo. In realtà siamo ancora molto ignoranti.


venerdì 22 marzo 2013

DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Dopo aver affrontato l'argomento sulle persone "tossiche" e sul disturbo Borderline, la dottoressa Eleonora Salustri ci descrive il disturbo narcisistico di personalità analizzando in modo specifico il ruolo patologico che il narcisista si trova ad avere nella relazione di coppia. 



“Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati. [...] Pareva mostruoso persino pensarci.”


Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray




La società dei nostri giorni vive in quella che può essere definita come “era del narcisismo”;  è una società che si basa su desideri effimeri, svuotati delle tradizioni e dei valori autentici che sono alla base del nostro sviluppo.
Se è vero che il disturbo colpisce una bassa percentuale di popolazione, pari al 2%, è pur vero che, negli ultimi tempi, questa sta aumentando vertiginosamente.

Dal mito di Narciso nasce il concetto di narcisista atto a definire tutte quelle persone in un certo senso innamorate di sé stesse, e poco attente agli altri. 
Nella quarta edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il narcisismo è collocato tra i disturbi di personalità del gruppo B, e può avere livelli di gravità diversi: si parte da un livello relativamente “tollerabile”, caratterizzato solamente da un grande amore verso se stessi, fino ad un livello patologico in cui l’altro non viene per niente considerato.

L’individuo avente il disturbo narcisistico di personalità, tende ad essere superiore, ad avere un eccessiva ammirazione e considerazione di sé e, di conseguenza, sarà incapace di provare empatia verso altre persone, di capire che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità.

Crede che le sue esigenze vengano prima di ogni altra cosa e che il suo modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente, mostrando indifferenza rispetto al punto di vista altrui ed incapacità nel coglierlo.

Manifesta, quindi, una forma di egoismo profondo di cui però non è consapevole ma le cui conseguenze produrranno, nello stesso, sofferenza, disagio sociale e difficoltà sia relazionali che affettive.

Tale patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”: un sentimento talmente esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé  che porta a difficoltà di coinvolgimento affettivo. 

I  narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive cui non sanno dare una spiegazione.

Anche la riuscita professionale della persona colpita da DNP è frutto di solito  (come quasi tutto nella loro vita) di manipolazione e di seduzione strumentale. Il successo sociale, professionale o finanziario, se c’è, nasce dal suo bisogno di conferme sociali, di consenso, di popolarità; come tale, affondando le radici in un bisogno che può strutturarsi come dipendenza, il suo successo sfocia spesso in catastrofiche rovine e in clamorose smentite.

È loro abitudine esagerare le proprie capacità, apparendo spesso presuntuosi. Credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro richiesta e di avere diritto ad un trattamento speciale in qualsiasi situazione: ad esempio pretendono di evitare di fare la fila e di essere subito serviti da commessi e camerieri; in caso contrario si infastidiscono se devono rispettare attese o regole condivise.

Se l’ “altro” riconosce il loro stato di persone speciali allora verrà idealizzato come persona degna di ricevere la loro compagnia.
In caso contrario reagiranno con rabbia, risultando incapaci di mettersi in discussione e accettare le critiche.

Viene naturale capire quanto possano essere compromessi i loro rapporti con il mondo esterno.

Le relazioni interpersonali sono, infatti, tipicamente compromesse e fallimentari a causa di problemi derivanti dalle eccessive pretese, dalla necessità di ammirazione e dal relativo disinteresse per la sensibilità degli altri. 

Gli individui narcisistici sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere gli altri in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia.

Scelgono generalmente partner deboli e sottomessi, che li ammirano e li fanno sentire importanti. Dopo un po’ di tempo, però, si annoiano, si sentono insoddisfatti e vanno alla ricerca di nuovi flirt, volti a stimolarli nuovamente, oppure tentano di trasformare il/la partner, manipolandoli a loro piacimento. 

Anche in amore vivono con un costante senso di competizione e il gusto che traggono dalla relazione e principalmente quello di conquista della “preda”. 

Vivono le relazioni sessuali con forte ansia da prestazione, il che talvolta li rende vittima di disfunzioni sessuali, che per loro costituiscono una tragedia.

È nostro interesse, con il presente articolo, approfondire come si comporta il soggetto narcisista all’interno di una coppia.

Come detto all’inizio, oggi la percentuale di individui con il disturbo narcisistico di personalità sta crescendo quindi c’è più probabilità che una persona si trovi ad iniziare una relazione con uno di loro.

Le cause per cui una donna decide di avere una storia con un uomo con DNP sono molte: sono tante quelle che hanno avuto in passato storie di abusi non elaborate in terapia e tenderanno quindi ad entrare in un vortice senza uscita nel quale si sentiranno sempre più umiliate e non reagiranno perché credono sia giusto così.

C’ è però anche una consistente quantità formata da quelle donne che vedono l’uomo con DNP come uno che sta chiedendo aiuto per essere salvato.
La realtà è che nessuno sta chiedendo loro un aiuto, il narcisista non vuole essere cambiato, né tantomeno salvato.

Anzi, la donna che cerca di aiutare tale individuo, viene considerata come una delle prede più cercate: più “salvatrici” conquista, più aumenta la sua autostima.

Vogliamo ricordare che l’unica persona che per lui conta veramente è sé stesso, solamente sé stesso.

Gli altri (soprattutto le donne) sono soltanto oggetti da manipolare, usare, esibire oppure sono schermi su cui proiettare e scaricare (spesso con violenza)la propria rabbia radicale e il proprio profondo disprezzo nei confronti della donna.

Come suggerisce la stessa mitologia greca, la donna di Narciso, che non a caso si chiamava Eco, finisce con essere la pietrificata ripetitrice delle parole altrui, totalmente svuotata di carne e di anima.

Concludiamo, pertanto, raccomandando di non approfondire una relazione solamente pensando “Io posso salvarlo”, la persona con DNP riesce a svuotarvi nell’anima, spingendovi fino in fondo verso l’abisso.

Non sostituitevi alla figura del terapeuta ma cercate di essere un punto di incontro tra questo e l’individuo con DNP.

Naturalmente, la stessa cosa vale per un uomo che si trova ad avere rapporti con una donna con DNP, se si è parlato di più della donna è perché il disturbo colpisce prevalentemente l’uomo.

Infine, un aiuto su come riconoscere una persona con disturbo narcisistico di personalità.

La diagnosi secondo il criterio DSM IV richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, cioè che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse:

- Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
- È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
- Crede di essere "speciale" e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza e/o essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
- Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
- Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
- Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
- È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
- Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
- Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia)

Dott.sa Eleonora Salustri